Arianna Scommegna in "Potevo essere io"

Arianna Scommegna in “Potevo essere io”

Giovedì 3 marzo 2016, ore 21
TEATRO NUOVO, Viale dei Mille 39, VARESE
Arianna Scommegna

Potevo essere io
Guarda il trailer video

Di Renata Ciaravino
Con Arianna Scommegna
Video e Scelte Musicali di Elvio Longato
Luci di Carlo Compare
Supervisione Registica di Serena Sinigaglia
Assistente alla Regia e collaborazione alla riduzione del testo Elvio Longato
Set di Maria Spazzi
Realizzazione Scene di Raffaella Colombo, Lidia De Rosa e Anna Masini
Produzione Dionisi Compagnia Teatrale/Kilowatt Festival/ Teatro Dell’orologio di Roma
Con il sostegno di Aia Taumastica/Torre dell’acquedotto e Atir/Teatro Ringhiera

Spettacolo Vincitore Del Bando Nextwork 2013 – Teatro Dell’orologio Di Roma/Kilowatt Festival
Spettacolo Vincitore Del Festival Della Valtellina 2014

Uno spettacolo dedicato ai bambini che siamo stati e che non smetteremo mai di essere, uno spettacolo dedicato a chi è sopravvissuto all’infanzia e della cui sacralità ha saputo ben poco.

I bambini coi genitori terroni che giocavano in cortile a lanciarsi palloncini con dentro le lamette, le mamme che facevano le pulizie negli ospedali, i piedi impigliati in scarpe da tennis con la punta tagliata che diventavano sandali da tennis, per risparmiare. I ragazzi che al parco si sputavano in faccia, dopo essersi tirati i capelli in una piscina comunale, che facevano la tangenziale contromano per scommessa, che facevano l’amore nei parcheggi vuoti dei supermercati. Quei bambini e ragazzi poi sono cresciuti: ognuno a procedere alla cieca cercando di salvarsi. Ma cosa ci fa salvare? E se uno si salva, veramente si è salvato? Cosa ci fa andare da una parte o dall’altra? Quante volte abbiamo detto: “Potevo essere io, e invece, poi, no.” “Potevo essere io” è il racconto di una bambina e un bambino che diventano grandi partendo dallo stesso cortile. Due partenze, stessi presupposti. Ma finali diversi. E in mezzo la vita.

Chi racconta è quella bambina: che cerca di capire insieme allo spettatore, cosa sono state queste due storie, perché e come, e se si sono veramente differenziate, o sono state solo due modi di vivere lo stesso sconcerto.

“Potevo essere io” racconta una storia ma non è uno spettacolo di narrazione pura. Perché in scena ci sono anche quelle persone-personaggi che hanno attraversato la vita dei due protagonisti: un allenatore di kick boxing, una stella emergente del pop croato, un regista di film porno, una merciaia di Casal di Principe, una cartomante del quartiere di Niguarda… “Potevo essere io” racconta tutto questo cercando la lievità, la commedia che irrompe nella tragedia. Un allestimento scarno, le parole, pochi oggetti: il minimo indispensabile per una frontalità assunta, senza mediazioni. Una sola concessione: affianco alle parole ci saranno alcuni video, perché certe immagini evocano e insieme aiutano a non mentire. Non proiezioni a tutto schermo però, ma un accompagnamento intimo, su supporti leggeri. Il bambino che siamo stati è lì sgranato in super 8, mentre guarda distese di finestre dal nono piano di un palazzo senza balconi e una voce dice: “Girati, stiamo girando il filmino. Sorridi!”.

 Biglietti: Intero, 15 € – Ridotto, 12 € – Studenti, 10 €

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