SAVERIO LA RUINA in "Dissonorata"

SAVERIO LA RUINA in “Dissonorata”

26 marzo 2015, ore 21.00
CINEMA TEATRO NUOVO – Viale dei Mille 39, VARESE

SAVERIO LA RUINA/COMPAGNIA SCENA VERTICALE

in

Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria

di e con Saverio La Ruina

Premio UBU 2007
“Migliore attore” e  “Migliore novità italiana”
Finalista al Premio ETI – Gli Olimpici del Teatro 2007
“Migliore interprete di monologo”
Premio Ugo Betti per la drammaturgia 2008
“Segnalazione speciale”

 

La vicenda narrata dallo spettacolo è quella dell’ennesimo caso di sopraffazione familiare perpetuata ai danni di una donna. Cresciuta in un paese della Calabria del dopoguerra, costretta a rimanere “zitellona” fino a quando la sorella maggiore trovi marito,  Pasqualina cede alle pressioni del suo pretendente; incinta e abbandonata, è condannata dal clan familiare che cospargendola di petrolio tenta di bruciarla, epilogo estremo di una tradizione culturale che non riconosce la dignità femminile. A dare voce ai ricordi della “dissonorata” narratrice della propria vicenda è l’ottimo Saverio La Ruina. Una maglia che copre le braccia fino al gomito, una vestina da casalinga lunga fin sotto il ginocchio indossata  sopra i pantaloni, le calze sotto i sandali, rimanendo seduto per l’intera durata dello spettacolo, questo attore riesce a riempire l’intero palco vuoto della sua presenza. Parla un calabrese stretto stretto che incanta per la sua musicalità,  rinforzata dalle flessioni che l’attore le impone colorendo di femminilità il suo timbro, senza mai forzare e caricare eccessivamente. Il ritmo serrato con cui si susseguono le parole è interrotto solo dagli interventi musicali di Gianfranco De Franco, che scandiscono in capitoli il racconto.

Per quanto la parola sia preponderante, colpisce l’estrema padronanza del gesto che impone all’attore di rimanere seduto, composto, esprimendo in questo modo la pudicizia, la rassegnazione, la goffaggine dovuta all’inesperienza del personaggio, delegando il movimento a una “danza” delle mani, dei piedi, delle spalle, della testa, studiata, precisa, particolarmente efficace anche nel delineare la figura del seduttore. In certi momenti ci si scorda che a parlare sia un uomo, ma poi gli spunti ironici, che non abbandonano mai il racconto della tragica vicenda, fanno riemergere il punto di vista dell’attore, uno sguardo distaccato e tuttavia tenero e rispettoso verso il personaggio interpretato. Proprio questa commistione di ironia e dolcezza è l’elemento di forza del testo, scritto e diretto dallo stesso interprete, che sul finale si apre al mito e con esso alla speranza: nella notte di Natale la ragazza partorisce un figlio che chiamerà Saverio, lo stesso nome dell’autore.

Dedicato alle condizione della donna in ogni tempo, reso attuale dagli echi di storie drammatiche di donne in ambito musulmano ma non solo, questo spettacolo ha il merito di restringere il cerchio a una storia sola, “piccola”. Non si protesta, non si fanno recriminazioni; si racconta una vicenda, si tenta di capire, si segue fino in fondo la testimonianza di un’anima semplice che, pur soffrendo, non si stupisce dell’accaduto, segue rassegnata e al tempo stesso fiduciosa il suo destino ignorando completamente di avere dei diritti, cosa che rende ancora più agghiaccianti le violenze subite.

Spesso, ascoltando le storie drammatiche di donne dei paesi musulmani, mi capita di sentire l’eco di altre storie. Storie di donne calabresi dell’inizio del secolo scorso, o della fine del secolo scorso, o di oggi. Quando il lutto per le vedove durava tutta la vita. Per le figlie, anni e anni. Le donne vestivano quasi tutte di nero, compreso una specie di chador sulla testa, anche in piena estate. Donne vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone. E il delitto d’onore era talmente diffuso che una legge apposita quasi lo depenalizzava. Partendo dalla “piccola” ma emblematica storia di una donna calabrese, lo spettacolo offre lo spunto per una riflessione sulla condizione della donna in generale. Parlando del proprio villaggio, parla della condizione della donna nel villaggio globale. Nello spettacolo risuonano molteplici voci di donne. Voci di donne del sud, di madri, di nonne, di zie, di loro amiche e di amiche delle amiche, di tutto il parentado e di tutto il vicinato. E tra queste una in particolare. La “piccola”, tragica e commovente storia di una donna del nostro meridione. Dal suo racconto emerge una Calabria che anche quando fa i conti con la tragedia vi combina elementi grotteschi e surreali, talvolta perfino comici, sempre sul filo di un’amara ironia”. (Saverio La Ruina)

BIGLIETTI: Intero 15 €, ridotti/convenzioni generiche 12 €, studenti 10€
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: arciragtime@gmail.com – 334.2692612

Video trailer dello spettacolo

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